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musica
7 novembre 2007
Solo in un silenzio penso a
Un accademico quarto d’ora e si comincia. Le luci virano in blu per “Sparring partner”. Uno degli attacchi più memorabili della storia: “È un macaco senza storia/ dice lei di lui/ che gli manca la memoria/ in fondo ai guanti bui”. Due versi, non serve altro per tracciare un mondo.

“Come-di” è frizzante e piena di brio. Il pubblico si scalda. Io sono già nel panico: mi hai portato la birra e non so più come applaudire.

Sono ancora confuso e non faccio in tempo a capire se è arrivato prima l’applauso o gli accordi che aprono “Sotto le stelle del jazz”. Classe sopraffina. Amore buio. Marisa, è un sogno bellissimo!

“Sandwich man” è una corsa lungo la schiena. Sa di sporco e contaminazione. Di nuovo immagino il protagonista che gira come un cartello della reclame, reclamando avventura e non le solite sdolcinerie d’amore. Povero idiota! Intanto ho quasi finito la birra.

Sono lì che scalpito e finalmente attacca “Boogie”. Hai presente? Prima lui, poi lei, afror di coloniali, e poi la cassiera e tutta l’orchestra. Che voglia di ballare, se qualcuno qui fosse in grado di farlo davvero! Non guardare me, please. Mai ballato in modo decente in vita mia. Lui nemmeno, a giudicare da questo pezzo. Forse non l’ha cucinato a puntino, stavolta. Poco fuoco. Storco la bocca. Sarà la birra. O il cioccolatino al caffé che mi hai passato?

Perplessità momentanea. Tempo che il contrabbasso si ritrovi “Alle prese con una verde milonga”. Uno dei vertici creativi di Paolo Conte. Qui consegnato ad un crescendo tachicardico. Per il mio tempo ed il mio gusto. Sono venuto segretamente a danzare, sì o no?

“Parole d’amore scritte a macchina” è la chicca che nessuno sospettava. Un gran pezzo, ironico e pieno di amore autentico. Un altro dei personaggi dell’Avvocato, che qui sghignazza per non piangere e non piangersi mai addosso.

“Via con me” non fai in tempo a finirla che la vorresti già risentire. Durante lo stacco della fisarmonica, mi convinco che l’accappatoio azzurro non era per una sua ex, ma per la donna che lui sapeva di non poter avere. Non prima che fosse uscita per sempre dal suo cuore. Ecco perché non sarebbe mai accaduto. Non può essere la birra, mi dico. Sì ma allora cosa?

Il resto del concerto vola.

Per “La casa cinese”, l’Avvocato cede il pianoforte. Il teatro diventa d’ovatta. Attutisce le brutture e disinfetta il resto. “Genova per noi” è scarna ed essenziale. Il pianoforte ammicca, la voce riempie tutti gli spazi. Il pubblico in sala apprezza. Io appoggio il bicchiere vuoto. D’ora in avanti, applaudo in libertà. “Bartali” è stiracchiata, un ricatto per tutti, fino a quando il ritmo accelera e, za za ra zaa, è tutto un batter di mani. I francesi non “si incazzano” più, ma “ci rispettano”. Sarà.

“Jimmy ballando” è classe da riempirci le stive. Controllo uno a uno i membri dell’orchestra e dedico una preghiera laica ai loro polmoni. Su “Gioco d’azzardo” quasi mi commuovo. Dev’essere l’età. O forse quel “ma non parlo di te, io parlo d’altro”. La versione di “Sonno elefante” è morbida e sensuale. Un testo che ho amato molto e che qui trova una cornice perfetta. “Diavolo rosso” è furia caliente, con il chitarrista che dispensa pennate a briglie sciolte sulla distanza degli otto minuti. Spettatori in visibilio.

Prima dei bis - “La vecchia giacca nuova”, dinoccolata e autoironica, e di nuovo “Via con me”, alla velocità della luce -, arriva “Eden”. E lì, senza bisogno di girarci tanto intorno, capisci che stasera Paolo Conte ha suonato per te. E un po’ anche per noi.

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permalink | inviato da invarchi il 7/11/2007 alle 0:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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