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DIARI
11 settembre 2007
Happy feet
Una delle più grandi fortune della mia vita è stata quella di aver scoperto “Caro diario” a sedici anni appena compiuti. Ne rimasi folgorato, ovviamente. I perché erano mille o forse di più. Elencarli ora richiederebbe un sacco di tempo. Uno in particolare, però, mi è ritornato alla mente proprio l’altra sera e me lo sono appuntato tra le cose da mettere a fuoco: “Caro diario” è un elogio del ballo. Non del ballo comune, ma di un particolare tipo di ballo che pochi conoscono davvero e pochissimi hanno il coraggio di sperimentare: il ballo mancato.

Nanni Moretti è il primo dei ballerini mancati. Ogni tanto l’abbiamo visto, sì. Ma balla peggio di quanto sappia cantare. Eppure non smette un istante di desiderarlo. Se la prende con le scuole di ballo che non sono quelle dell’Emilia Romagna, ma la verità è che lui non sa andare a tempo, sente la musica ma il suo corpo è un cattivo conduttore e la traduce in un susseguirsi di movimenti goffi e impacciati. C’è tanta buona volontà, ma manca un’idea di regia, insomma. Nanni era esattamente come me: fuori tempo massimo.

Ci pensavo l’altra sera, mentre riguardavo la scena de “Il caimano” in cui Silvio Orlando chiama le maestranze per costruire le scenografie del film e i suoi figli si muovono tra i fondali di cartapesta, il finto emiciclo del parlamento e il mausoleo del caimano, ballando sulle note di “Ya Rayah”. Sgraziati pure loro nonostante la tenera età, ma spontanei. A sedici anni lo ero anch’io, almeno nel non volermi muovere.

Ora ogni tanto mi esercito, se non altro per vedere come reagiscono i piedi. È una specie di esperimento, in ottemperanza al metodo empirico. Loro, però, sono sempre gli stessi. In tutto e per tutto immutati. È quasi confortante vedere che non sono cambiati per niente. Esattamente come il desiderio.

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