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invarchi
blog involontario
19 ottobre 2005
XII - DELLA LONTANZANZA FUOR DI PERIZIA

Caro fiore,
per diventare un mensch è indispensabile saper gestire la lontananza. Ho cominciato a familiarizzare con il concetto quando mi trasferirono dall'asilo nido alla scuola materna e mi ritrovai a fare i conti con la cruda realtà: non avrei mai più rivisto la "zia" Franca. Dice mio padre che la zia Franca mi voleva bene e ci ripeteva sempre di passare a trovarla, perché anche lei si era affezionata. Ma noi non ci passammo mai. Non che io ricordi, almeno. E se fosse successo, stai sicura, me ne ricorderei.

Eppure qualcosa la zia Franca me l'ha lasciato. E non ti parlo dell'abitudine di scendere lo scivolo con la gamba destra piegata sotto il sedere che poi i pantaloni mi si bucavano sempre su un ginocchio soltanto. Penso allo sforzo di non misurare tutto in giorni e mesi che passano, o in ore di strada e ore di volo. La zia Franca c'è, anche adesso che non la posso vedere. Ovunque sia andata a cacciarsi, in qualsiasi momento, saprei benissimo dove trovarla.

Quando sono fuggito l'ultima volta, non credevo che avrei mai smesso di correre. Ora che trovo il tempo di scriverti non lo faccio per misurare le distanze, ma per dimostrare a chi ancora non ci crede che in verità non contano nulla.

Ecco. Adesso che te l'ho detto, mi sento esattamente come prima. Si vede che faccio progressi. E poi non si spreca una sera intera in un abbraccio solo. Meglio nessuno, non trovi?

Accontentati di questo, per ora. Non si può essere mensch da soli, bisogna sempre essere in due.

A presto

Invarchi


Come cazzo si fa a non metterla agli atti? Dice che contraddice la perizia psicologica. Stronzo d’un garantista del cazzo!

P.S.: Facciamo cinese stasera?




permalink | inviato da il 19/10/2005 alle 16:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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