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blog involontario
16 novembre 2005
LA LONTANANZA SAI E’ COME IL VENTO

Capisci che il tuo amore è inestinguibile e non teme d’affievolirsi nella lontananza, quando tutti quelli che spiegavano quanto fosse pericoloso l’Iran sono impegnati a giustificare il fosforo loro e a te, per coadiuvare l’effetto del Buscopan, vien voglia di proseguire il recupero della tua collezione in vhs di quel maestro di Abbas Kiarostami.

Ieri sera è toccato a “Il vento ci porterà via”, una riflessione vertiginosa sul tempo, sulla natura e sull’incapacità di comunicare. Mentre cercavo di prendere sonno, ripensavo alla scena in cui l’ingegnere passa dalla scuola del paese dove sono in corso gli esami di fine anno e chiede al maestro di poter parlare con il piccolo Fahrzad perché vuole scusarsi con lui. La mattina è “andato in ebollizione” come capita alle auto che hanno "lavorato troppo", ma ora è pentito e vuole far pace. Fahrzad, però, non sale in auto e lo ascolta dal finestrino. Ha fretta di tornare in classe: deve finire l’esame e, per di più, sa tutte le risposte. All’improvviso, il cellulare dell’ingegnere squilla e lui riparte a gran velocità perché, per trovare campo, bisogna uscire dal paese e salire fino alla sommità di una collina. A Fahrzad non ha nemmeno stretto la mano.

Mentre fissavo il soffitto in attesa di addormentarmi, pensavo che è inutile cercare un contatto se non si è predisposti a comprendere. L’ingegnere si affanna per ristabilire un canale che gli è temporaneamente precluso. Per lui il telefono cellulare è l’estensione necessaria della sua voce. Ma, nel frattempo, non sa entrare in sintonia con le bellezze (e con i misteri) che lo circondano e le persone del paese, su tutti il piccolo Fahrzad, sono estranei da fotografare in superficie, falsi cimeli per riempire di folklore un documentario.

Non si tratta di scorciare la lontananza, pensavo in pieno dormiveglia. La tecnologia non ci aiuta a colmare le distanze, ma a moltiplicarle in un gradiente di nuove direzioni. E la domanda resta sempre la stessa: il nostro sentimento è abbastanza intenso da non costringerci a misurarle?




permalink | inviato da il 16/11/2005 alle 15:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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