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blog involontario
5 novembre 2004
IL SIGNOR G, OVVERO COME IMPARAI A NON PREOCCUPARMI E A BATTER LE MANI

Il signor G me l’ha fatto conoscere il mio amico L.. Eravamo a Trieste ed erano giorni confusi. Di certezze ne avevo così poche che aggiungerne un’altra soltanto sarebbe stato fatale. Così cercavo nei tramonti sul molo il ricordo d’un nome, che non era Angiolina e neanche Giolona. Non era e basta.

Ero pure inoccupato o, a voler essere ad ogni costo più circostanziati, nullafacente. Un’aggravante da cui alle volte non ci si schioda. D’altronde si può chiedere la gentile ospitalità del sistema senza smettere di odiarlo nemmeno un minuto? Fu allora che il mio amico L. mi insegnò ad ascoltare il signor G.. “E’ l’antidoto! – mi disse – Fa così male e bene insieme, che non puoi non star meglio di prima”.

“Vanno, tutte le coppie vanno,
vanno la mano nella mano,
vanno, anche le cose vanno,
vanno, migliorano piano piano:
le fabbriche, gli ospedali,
le autostrade, gli asili comunali,
e vedo bambini cantare,
in fila li portano al mare,
non sanno se ridere o piangere,
batton le mani,
far finta di essere sani…” (*)

All’improvviso mi rivedevo, piccolo e testone, camminare sul ciglio del crinale: da una parte si ride, dall’altra si piange. Sono passati alcuni anni e non saprei dire cosa è successo nel frattempo. So che anch’io, fin da allora, ho scelto mio malgrado di batter le mani. E oggi, quando provo a smettere, il rumore degli altri mi toglie l’unica libertà che avrei voglia di concedermi.




permalink | inviato da il 5/11/2004 alle 14:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
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