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19 ottobre 2004
IL TEMPO DELLE MEDIE: MILLE GIORNI DI ME E DI ASIMOV

Al tempo delle medie, i libri di scuola non li aprivo quasi mai. Mi accontentavo di ascoltare l’insegnante e, in genere, bastava. Tutte le mie energie intellettuali le dedicavo ad un autore soltanto, l’unico che m’ero preso la briga di scegliere: Isaac Asimov.

Io e il mio amico M. passavamo pomeriggi interi a leggere il ciclo della Fondazione, quello dell’Impero e tutti i racconti sui robot. Invece che giocare a calcio e governare alla meno peggio le prime tempeste ormonali, noi discutevamo per ore delle tre leggi della robotica. Fu un’educazione letteraria completa: la prosa di Asimov, lucida e asciutta, ci istruiva alla bontà della sintesi; i suoi intrecci polifonici erano gli stessi che, negli anni successivi, avremmo ritrovato nei capolavori russi; il costo contenuto della sua opera, tutta reperibile negli Oscar Mondatori, ci preparava al nostro futuro di consumatori flessibili.

Ora so che i libri di Asimov non sono tutti uguali. Del ciclo della Fondazione si salva la trilogia originaria, di quello dei robot sono interessanti i primi romanzi d’impianto giallo. I racconti sono mediamente più ispirati, anche se molti, soprattutto gli ultimi in ordine di tempo, non sfuggono alla maniera.

Ho già fatto i conti coi fantasmi del passato. Il tempo delle medie se n’è andato e sono disposto a circoscrivere la portata del genio. Ma non chiedetemi di andare a vedere “Io robot”: l’Asimov di allora è l’unico che voglio ricordare.<




permalink | inviato da il 19/10/2004 alle 11:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
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