.
Annunci online

invarchi
blog involontario
10 settembre 2004
FABRIZIO DE ANDRE' E LA LINGUA DEGLI OPPRESSI

Per cantare l’elegia degli ultimi, Fabrizio De Andrè scelse la loro lingua. “Creuza de mä” è scritto interamente in dialetto genovese e racconta i percorsi di un’umanità scabra, coi suoi muri de mainé e le facce da mandillà, i Sinàn Capudàn Pascià e le Jamìn-a. In "Nuvole", che ha per tema l’oppressione del potere, il dialetto dà voce ai poveri, l’italiano riporta la storia dei loro carnefici.

De Andrè non cede mai alla lingua degli oppressori. Ama e traduce Dylan e Cohen, nutre un debito profondo nei confronti di Brassens. Ma canta in italiano e, soprattutto, in genovese, in sardo e in napoletano. La sua musica rielabora i mille umori del Mediterraneo in un amalgama dal sapore nuovo e antichissimo insieme, e restituisce la forma canzone alla sua dimensione originaria: consolare gli afflitti. Perché un tempo la canzone era patrimonio degli ultimi, e doveva sollevare dalle ingiustizie e dalle miserie. Così i fonemi corposi e graffianti e le mille parole tronche del genovese evocano oggetti perduti nella memoria, pulsioni di un'umanità vitale come nessuna ma costretta a morire ogni giorno per sopravvivere. Oggi più che mai, son le tracce visibili di una sofferenza consumata nell’ombra.

Il fatto che De Andrè non abbia mai cantato in inglese me lo fa amare ancora di più.




permalink | inviato da il 10/9/2004 alle 17:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
sfoglia
agosto        ottobre