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blog involontario
4 luglio 2004
BALLATA DEL PADRONE DAGLI OCCHI SOTTILI (prima parte)

L’estate è tempo di repliche e romanzi a puntate. Questa è una replica di un romanzo a puntate. Si tratta di un vecchio lavoro, uno dei tanti errori giovanili che, a dire il vero, due anni fa mi piaceva moltissimo. Oggi, dopo le pressioni ricevute e visto che con la calura la vena s’asciuga, l’ho rivisto e corretto per il blog.

Per tutto il mese di luglio, ogni domenica, proporrò una trentina di versi. Forse, per l’occasione, verrà cambiato il finale. Così anche chi l’ha già letta rimarrà sulle spine fino all’ultimo. Spero vi piaccia.

Prendano posto, Signore e Signori,
codesta ballata va a incominciare!
Si narran le gesta di servi e padroni,
di mete raggiunte o là da sognare.
Fidiamo che dunque vi possa piacere
il senso celato di queste avventure,
che volgono in rima leggi severe,
calco da sempre di storie future.

C’era una volta una terra di sole,
sempre ridente per come l’intesi,
fatta di strade, colline ed aiuole,
borghi sospesi su fiumi turchesi.
Uomini e donne vivevan felici,
s’eran scordati i ricordi che il vento,
soffiando ogni tanto dalle pendici,
lasciava a chi n’era da sempre contento.
Viveva laggiù in fede ostentata
un uomo votato a sublime disegno:
seguire di giorno l’opera usata,
di notte le dritte che uscian dall’ingegno.
Il grande Padrone dagli occhi sottili
copiava gli scritti di tutto il paese
su carta da pacchi o preziosi papiri
a seconda del censo e delle spese.

La pelle, il velluto, i tessuti d’Oriente,
le tele dipinte, austere o vivaci,
coprivan gli scritti del dotto sapiente,
i libri di scienza, di motti mordaci.
Il grande Padrone dai denti biancastri
aveva con sé i suoi mille garzoni,
che sotto la guida di più capomastri
recavan per lui svariati milioni.
La sera dai vetri della magione
luceva il bagliore d’una candela,
contava raggiante il furbo Padrone
il frutto che ai più da sempre si cela.
E mentr’accresceva il gran patrimonio,
lodando il sovrano assieme al vincastro,
col tempo i suoi occhi parean più sottili,
il colore dei denti ancor più biancastro.

Ricordino il posto, Signore e Signori,
codesta ballata va a continuare!
Si narran le gesta di servi e padroni,
di mete raggiunte o là da sognare.
Fidiamo che al fin vi possa piacere
il senso celato di queste avventure,
che volgono in rima leggi severe,
calco da sempre di storie future.

(
continua – 2)




permalink | inviato da il 4/7/2004 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
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