.
Annunci online

invarchi
blog involontario
27 giugno 2004
CANZONE DEL GIOVANE BARDO

Sbuca la luna da nuvole rosa
e l’ansia rinnova dentro il mattino,
trotta veloce senz’agio né posa
il Giovane Bardo sul baldo ronzino.

Stringe le briglie bagnate di brina,
sente fatiche già vecchie di anni
svanire di colpo, chè lor medicina
è amore che cura rancori ed affanni.

Rivede d’un tratto il castello arroccato
in cima alla vetta che ha da scalare;
ritrova il coraggio pensando al passato,
ai dolci ricordi da riassaporare.

Batte il destriero sui sassi e la ghiaia,
tasta il bel bardo le lettere in tasca:
parole perdute, riscritte a migliaia,
frammenti d’amore che solo non basta.

Giunto al portone non sa più aspettare
e corre con foga a cercare l’amata;
di sotto la torre gli preme arrivare
ma ivi la treccia non trova calata.

Il bardo mai domo non perde la fede,
sa d’imprevisti nei giochi d’amore:
non sarà l’occhio che piange e che vede,
provi la voce a trasmetter l’ardore!

“Per quale ragione arrivar fino a te,
sfidando intemperie e pericoli nuovi,
se il solo pensiero d’averti con me
rinnova l’amore che sola tu muovi?

Rimango qui sotto, indeciso se amare,
e imparo a memoria i ricordi più puri
che sopra d’ogni altro ancor mi san dare
parvenze di gioia che, sola, procuri.

Balliamolo insieme un bel girotondo
per dire che amor non conosce confine,
chè in ogni mio verso racconto del mondo
ma parlo di te dal principio alla fine!”

Rimane sì a lungo lì sotto accucciato,
bramando la treccia celata e riposta.
Saper non è dato se amor fu riamato:
domande siffatte non hanno risposta.

Sappiamo soltanto che nelle parole
sincere ed ingenue da lui pronunciate
rinascono i fiori al profumo di viole
che accendono storie e storie mancate.




permalink | inviato da il 27/6/2004 alle 11:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
sfoglia
maggio        luglio