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28 aprile 2004
STORIA DI F.

Sono le 7:58 di un lunedì d’aprile del 1994. Per F. e per altri 414 la mattinata inizia con le saracinesche abbassate.

F., operaio metalmeccanico specializzato e responsabile del reparto assemblaggio, lavora da vent’anni in azienda. È quasi uno di famiglia: pacche sulle spalle, cene con il capo, tanta fiducia sempre ricambiata. È il Nord che lavora e produce, dove si bada al sodo e i rapporti sono franchi. Ci sono anche i sindacati, ma contano poco. Forse perché il mercato tira e le occasioni non mancano per chi sa far bene il proprio mestiere.

È il profondo Nord appunto, dove può accadere l’impossibile. Ad esempio che un operaio specializzato guadagni abbastanza per ristrutturare la casa di suo padre, far studiare i figli, lasciare a loro il privilegio di inseguire il sogno di una laurea. Non importa se gli stessi figli poi non sapranno capire, se ad un certo punto per loro tutto sarà dovuto, se lungo il cammino si scopriranno così distanti da non riuscire più nemmeno a comunicare. I padri sanno essere generosi a prescindere, e i figli non lo sanno comprendere.

In un mattino d’aprile la vita di F. cambia di colpo. Senza il lavoro, le giornate non finiscono mai. Le mattine a sonnecchiare sul divano, i pomeriggi a passeggiare senza meta, le sere davanti alla tv a lottare contro l’insonnia. E poi i troppi grappini ad ogni ora del giorno, i due pacchetti regolari prima che arrivino le otto, i bruciori di stomaco e i nervi a fior di pelle, l’inappetenza che scava occhiaie mai viste prima. Il medico dice che bisogna fare gli esami, perché dimagrire così in fretta non è una buona cosa. Ma F. non ne vuole sapere. È cocciuto e non parla più.

La cassa integrazione dura quasi un anno. Dopo l’estate del 1995, grazie all’interessamento di un amico di famiglia, F. trova finalmente un altro lavoro. Il profondo Nord vive un trapasso industriale senza precedenti. Così dicono e tutti si devono adattare. Figuriamoci un cinquantacinquenne a due anni dalla pensione. Lentamente  F. e la sua famiglia ritrovano una normalità che credevano perduta. Pochi mesi prima, pareva impossibile.

Nel 1997, dopo due anni a stringere i denti per un mestiere non suo, F. va in pensione. Vale la pena, ad un certo punto della vita, cercare un equilibrio più prossimo alla tranquillità. Per F. non c’è nulla di più meritato. La storia che immaginava, la sua, di padre e di uomo, non poteva finire all’improvviso per una saracinesca abbassata.




permalink | inviato da il 28/4/2004 alle 10:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
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