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blog involontario
POLITICA
15 febbraio 2007
Storia di un infiltrato

Chi va dicendo in giro
che odio il mio mestiere,
che sono un lavativo,
non dice cose vere:
accorro puntuale,
quando son chiamato.
C’è da manifestare?
Son l’infiltrato!

Mi piacciono i cortei
di onesti pacifisti,
di quanti siano rei
di dirsi antagonisti.
M’infilo diligente
e sempre anticipato:
“Attenti, brava gente!
C’è un infiltrato!” .

In camera le facce
han sempre un bel colore,
brillanti di cerone,
ti ammalan di terrore;
ma poi per l’evenienza
ad essere arruolato
è solo il sottoscritto:
un infiltrato.

Sbotta il vice premier,
quell’altro gli va dietro,
fan gara di presagi:
“Violenza, vade retro!”.
Di quella militare
o imposta dallo Stato
non si può più parlare:
c’è l’infiltrato!

E la democrazia
si ciba di se stessa,
se chiede libertà
e intanto la sconfessa.
S’allieta nel marasma
ad arte alimentato
dal solito fantasma
dell’infiltrato.

Amor ch’a nullo Amato
amare non perdona:
io parto intemerato
e parto di persona.
Servire ogni potere
è questo il mio reato;
e chi non vuol vedere
è un infiltrato!




permalink | inviato da il 15/2/2007 alle 11:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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