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blog involontario
11 luglio 2006
Ti odio, Inghilterra!

L’Inghilterra è il paese che odio. È lontana, inospitale, a pensarci mi mette tristezza. L’Inghilterra è solo questo, e io la odio.

Le peggiori tradizioni del mondo vengono dall’Inghilterra o in Inghilterra sono nate per poi degenerare altrove. Le radici di tutto quello che oggi toglie senso alla vita sono germogliate Oltremanica, in un giorno di tanti anni fa in cui, potete giurarci, pioveva a dirotto. Le ragioni di ieri sono le stesse di oggi. Quelle dell’Inghilterra di sempre. Il paese che odio.

Erano inglesi le navi che solcavano gli oceani barattando carne umana con tè alla cannella. Ogni nuovo crimine contro gli oppressi era un lapislazzuli da incastonare nella corona di Sua Maestà. Dio preservava la regina e così, alle cinque in punto, ogni suddito aveva diritto a riempirsi la tazza.

Intanto i coloni americani, in anticipo di oltre un secolo sulla riconversione dei forni, sterminavano qualche milione di Nativi e vessavano i neri nelle piantagioni. Per alimentare certi pregiudizi, prima o poi c’è bisogno di trovare spazi più consoni. Ai padri pellegrini era bastato attraversare l’oceano. Nel Nuovo Mondo, i grandi latifondisti potevano ingrassare nella bambagia e magari discettare di democrazia alle spalle di torme di reietti. Ai loro ordini, tutti impartiti nella lingua della perfida Albione, i fratelli rispondevano con canti sublimi, scanditi dal rumore metallico delle catene. Nell’inerpicarsi su di una pentatonica, anche l’idioma cattivo diventa poesia. Non libera nessuno dal male, ma a volte lo consola.

È inglese l’invenzione delle prime fabbriche lager. Uomini, donne e bambini impiegati come bestie. Un salario da fame e quattordici ore al giorno a fare gli ingranaggi del vapore. E poi la repressione dei padroni, che già allora era la vera palestra per gli aspiranti picchiatori in divisa d’ordinanza. Un know-how che, nel corso degli anni, non è andato disperso e ha rappresentato l’irrinunciabile pietra di paragone per tutti i regimi del Novecento.

L’Inghilterra è il paese in cui i potenti privatizzano il pubblico e pubblicizzano il privato. E sempre per fottere i più deboli, of course. Vale il principio in base al quale la cronaca rosa, assunta in dosi possibilmente non omeopatiche, rende meno terribile avere un welfare a misura di mastercard. Non a caso è in Inghilterra che prosperano i più beceri di tutti i tabloid. Fogliacci pieni di pettegolezzi e pornografia che, quando ci incarti il pesce, vorresti lasciarcelo per sempre. Speriamo che l’aldilà non esista, o l’anima di Gutenberg non troverà mai pace.

Sono inglesi i cibi peggiori in assoluto. Chi ha tenuto il mondo intero sotto scacco, viaggiando fino all’altro capo del globo, dovrebbe almeno aver imparato a far da mangiare. Invece la cucina inglese è un melting pot indigeribile: strati di aromi discordanti, affastellati come le camicie nel cesto della biancheria sporca. Gli inglesi mangiano così male che, per abbreviare la sofferenza, hanno inventato il fast food. Un buongustaio o resta nel Continente o muore di fame.

È inglese la più sopravvalutata musica del mondo. Moriremo nella venerazione a priori dei Beatles, baronetti addomesticati e ribelli postumi. Se gli insorti avessero ascoltato “Yesterday”, addio presa della Bastiglia! Mentre i quattro di Liverpool strimpellavano le loro melodie irresistibili, un’intera generazione si scordava cos’era stato il blues lungo la Cotton Belt e, adulterata nel gusto, si preparava ad allevare i figli di MTV. My baby, don’t care!

In Inghilterra c’è l’unico partito laburista al mondo che abbia scavalcato a destra i conservatori. Altri in passato c’erano riusciti, ma non per due legislature di fila. Se oggi la sinistra ha il mal di pancia in mezza Europa, è perché s’è dovuta ingoiare Tony Blair e, dopo quasi tre lustri, deve ancora digerirlo.

L’Inghilterra. A pensarci, mi viene tristezza.

In Inghilterra il cielo è grigio come l’asfalto. Quando smette di piovere, il sole sbuca da dietro le nuvole e ti riscalda sempre da troppo lontano. L’umidità non fa in tempo a seccarsi sugli ombrelli che già si diffonde l’odore che mandano certe tovaglie di tela cerata quando le annusi da troppo vicino. Odore di bigio.

L’Inghilterra è un odioso paese. E per esserne certi, non occorre esserci stati. Basta e avanza che ci sia andata una parte di voi.




permalink | inviato da il 11/7/2006 alle 8:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (45) | Versione per la stampa
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